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Scommesse: i giudici civili di Lecce e Bergamo disapplicano le sanzioni amministrative applicate ai titolari dei centri Stanleybet

La Corte di Appello di Lecce e il Tribunale di Bergamo hanno accolto i ricorsi presentati dai titolari dei centri Stanleybet difesi dagli Avv.ti Daniela Agnello, Massimiliano Mura e Carmela Auriemma e hanno annullato le sanzioni amministrative applicate per aver istallato all’interno delle sale apparecchi da intrattenimento, è quanto reso noto da un comunicato di Stanleybet. Due casi che consolidano la giurisprudenza in materia civile in favore della Stanleybet. In data 03.03.17, l’Agenzia delle Dogane e Monopoli, Ufficio Territoriale per la Puglia, ha emesso un’ordinanza-ingiunzione con la quale si intimava di pagare € 15.000,00 a titolo di sanzione amministrativa per aver installato n. 10 apparecchi da intrattenimento in assenza dell’autorizzazione di cui all’art. 88 T.U.L.P.S.

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Slot, Agnello (Avv. Stanleybet): “Stanleybet discriminata nell’accesso alle gare, anche giudice civile disapplica sanzioni amministrative ad agenzie”

“Il giudice civile, come il giudice penale, ritiene la società Stanleybet discriminata nell’accesso alle gare, disapplica la sanzione amministrativa applicata al titolare del centro e condanna l’amministrazione al pagamento delle spese”. E’ quanto dichiara l’avv. Daniela Agnello, difensore di Stanleybet e dei titolari dei centri, unitamente agli avv. Massimiliano Mura e Carmela Auriemma, a seguito dell’accoglimento da parte della Corte di Appello di Lecce e del Tribunale di Bergamo dei ricorsi presentati dai titolari dei centri Stanleybet, che hanno portato all’annullamento delle sanzioni amministrative applicate per aver istallato all’interno delle sale apparecchi da intrattenimento. lp/AGIMEG

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Garrisi (CEOStanleybet) ad Agimeg: “Stanley nel sistema italiano già all’inizio del 2020?

Decreto Fiscale, Registro degli operatori, il futuro dei ctd e dell’azienda: questi alcuni temi toccati da Giovanni Garrisi (ceo di Stanleybet) in una intervista rilasciata ad Agimeg durante il Sigma a Malta.Decreto Fiscale: articoli 28 (blocco dei pagamenti) e 31 (imposta unica) sembrano norme fatte apposta contro Stanleybet: è così?Una Legge di Bilancio è un documento così importante per il Paese che non si può pensare che sia stato scritto avendo in mente specificamente Stanley. Norme di contrasto verso gli operatori che svolgono attività illecita o che non pagano le imposte dovute sono auspicabili. Raccolgo però volentieri la sottile provocazione della domanda, che forse vorrebbe sottintendere che la Stanley possa essere considerata un operatore non appartenente al circuito legale o che non si assoggetta al pagamento delle imposte dovute. Ovviamente non è cosi. Lo testimoniano, nell’arco di un ventennio, migliaia di sentenze della Magistratura nazionale, tra cui la nostra Corte Costituzionale, e una decina di sentenze della Corte di Giustizia. Riguardo all’imposta unica, la Stanley ha chiesto all’Amministrazione, con lettera del 30 giugno 2016, di ricevere istruzioni per iniziare a pagare l’imposta in Italiaanziché a Malta. Insomma, a metà 2016, data stabilita per la scadenza delle concessioni Monti, Stanley riteneva a rigor di logica di poter pacificamente iniziare a far parte del sistema concessorio. Ovvia, di conseguenza, la richiesta con cuiStanley, nel riscontrare una circolare ADM rivolta a tutti gli operatori, dichiarava testualmente che: 1) Si impegnava a partecipare alla prossima gara prevista per legge (poi mai bandita); 2) Chiedeva istruzioni su come iniziare, dal 1° luglio 2016, a pagare l’imposta unica in Italia e gli oneri concessori e amministrativi e 3) Chiedeva istruzioni per procedere al collegamento al totalizzatore nazionale.E rimanendo in tema di Decreto Fiscale, come vi comporterete in merito all’obbligo d’iscrizione al Registro Unico degli operatori?Sia la Stanley che i suoi CTD, ai sensi della formulazione attuale del decreto fiscale, sono tenuti a iscriversi al registro. E, come sempre, si adegueranno alla normativa vigente. Ovviamente, la sua domanda mirava a chiedere che succede se tale iscrizione viene rifiutata. La risposta è di una semplicità disarmante. Se l’iscrizione verrà rifiutata, le norme dello Stato Italiano, che non dimentichiamolo, è uno Stato di diritto, consentono di esperire i necessari rimedi processuali per la disapplicazione della normativa nazionale in contrasto con le norme del diritto dell’Unione Europea e la tutela e il ristoro di diritti soggettivi e degli interessi legittimi che fossero stati violati. D’altra parte, il rifiuto dell’iscrizione al registro comporta, tra le conseguenze previste dalla norma, l’impossibilità di iscriversi allo stesso per 5 anni, con conseguente impossibilità, per chi è fuori dal registro, di partecipare alle prossime gare. Se ciò si verificasse, è pacifico che si realizzerebbe unanuova, manifesta discriminazione a carico della Stanley e dei CTD, questa volta attraverso la negazione dell’iscrizione al registro. Dubito che ci sia qualcuno che voglia intraprendere una strada del genere contro Stanley. Non si libererebbe di Stanley e condannerebbe il sistema ad altri 5 anni di instabilità.

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Sigma Malta, Garrisi (CEOStanleybet): “Non contesteremo proroga concessioni scommesse ma attendiamo la gara”

LA VALLETTA–Il mercato italiano delle scommesse va verso l’ennesima proroga delle concessioni per via legislativa. Cosa ne pensa?La necessità di non confliggere con le norme dell’Unione può trovare un limite, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia, in quelli che vengono definiti ‘motivi imperativi di interesse generale’, vale a dire nell’esigenza di tutelare alcuni interessi primari degli Stati membri, idonei a giustificare una deroga alle libertà dei Trattati UE. Io credo che l’esigenza delle Regioni di prevenire il fenomeno della ludopatia –con conseguente impossibilità di proporre in questa situazione una gara nazionale da parte di ADM, che si è trovata in una posizione notevolmente complessa–può validamente far parte di tali motivi.La Stanley, quindi, ha già approfondito la questione fin dalla prima proroga e, così come per le proroghe precedenti, non contesterà l’ulteriore proroga delle concessioni. Tuttavia, attende fiduciosa di poter partecipare il più presto possibile alla nuova gara.Nelle ultime interviste, ci aveva riferito di contatti istituzionali finalizzati a trovare una soluzione definitiva al “caso-Stanleybet”. Ci sono stati sviluppi?Consideri che avvocati difensori delle posizioni di Stanley e dei CTD e funzionari ADM si incontrano quasi ogni giorno, dinanzi alle commissioni tributarie, per discutere della questione dell’imposta unica, e hanno cercato la via per comprendersi e rispettarsi. Non posso dire che al momento ci siano novità o sviluppi, tranne il fatto che tutti aspettiamo le decisioni della Corte di Giustizia e i chiarimenti che essa fornirà. Sono consapevole, tuttavia, che la sentenza della Corte potrebbe non essere a favore né dell’uno né dell’altro. Credo allora che, di fronte alla prospettiva di molti altri anni di contenzioso, sia noi che le Autorità Italiane dovremmo essere ben lieti di trovare una soluzione che, effettivamente, stiamo cercando. Per il resto, mi consenta di mantenere un doveroso riserbo.
NT/Agipro

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Sigma Malta, Garrisi: “Blocco dei pagamenti, nessun effetto per operazioni Stanleybet”

LA VALLETTA–Le novità normative in arrivo, il contenzioso fiscale, le prospettive del gruppo in Italia sono gli argomenti del colloquio con Giovanni Garrisi, CEOdi Stanleybet Group, a margine di Sigma, in corso a Malta.Iniziamo da Decreto fiscale e manovra. Che effetto avrà il blocco dei pagamenti per gli operatori esteri?Per Stanley, nessun effetto. La norma, al momento, è formulata correttamente e colpisce solo i trasferimenti verso operatori esteri privi di qualsiasi “titolo” ad operare in Italia e che, pertanto, svolgono attività illecita. Un fenomeno ormai molto limitato, dopo le rilevanti operazioni delle procure antimafia dei grandi capoluoghi del Sud Italia.E cosa pensa della norma che prevede la chiusura dei centri non in regola con i versamenti dell’imposta?Anche in questo caso, non dovrebbe, né potrebbe, riguardare Stanley. Vediamo in concreto: un CTD Stanley ha appena letto la sentenza di assoluzione emessa nei suoi confronti, che così conclude: “L’attività del centro trasmissione dati (CTD)non può considerarsi illecita e il reato non sussiste”. Ma un funzionario pubblico può imporre il pagamento dell’imposta, dovuta al fine di contrastare il gioco illecito. Viene chiesto di pagare, a titolo di imposta, ciò che invece appare essere una sanzione per il fatto di essere un CTD, poi aumentata nel tempo fino ad arrivare al triplo di quello che pagano i concessionari. La natura di ‘sanzione’ e non di ‘imposta’ viene così confermata anche dall’abnormità del livello impositivo raggiunto.Sì, però i Concessionaripagano l’imposta unica. Perché la Stanley e/o i suoi CTD, no?La Stanley, oltra a pagare già le imposte sulle scommesse a Malta, ha chiesto di pagare l’imposta unica sulle stesse scommesse anche in Italia, nella stessa misura degli altri concessionari. Lanostra prima lettera/proposta ad ADM in tal senso risale al 30 giugno 2016, data prevista per la scadenza del sistema concessorio. Tale sistema, che avrebbe dovuto proseguire tramite gara pubblica, è invece andato avanti con proroghe successive. Mi creda,noi siamo a posto. Fino a che non ci verranno date da ADM chiare istruzioni, che attendiamo da quasi 3 anni e mezzo, su come fare i pagamenti dell’imposta, non della sanzione, non ci si può accusare di non voler pagare l’imposta unica. Se accettassimo di pagare la sanzione, finiremmo per corrispondere il triplo rispetto ai Concessionari.Ma allora, come si risolve questo problema? A che punto è la sentenza della Corte di Giustizia in tema di imposta?Guardi, per noi è molto semplice: gli avvisi di accertamento dei CTD per gli anni antecedenti al 2011 sono ormai in corso di annullamento in autotutela da parte dell’Amministrazione a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 2018, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della disciplina dell’imposta unica riferibile a quel periodo. L’epilogo è imminente anche per gli anni 2011-2015. È in arrivo, infatti, probabilmente entro il primo trimestre del 2020, la sentenza in materia della Corte di Giustizia. Discorso a parte è il contenzioso relativo agli anni successivi, dal 2016. Ammesso che tale contenzioso ci sia. Perché si baserebbe sulla pretesa che Stanley e i CTD paghino il triplo di quello che pagano i concessionari.Va da sé che tale aspetto, o sarà oggetto di futuri rinvii alla Corte di Giustizia, o diventerà facile materia di cognizione della Corte Costituzionale. La norma non può superare il test della capacità contributiva del CTD: del resto, come si fa a chiedere a una categoria di operatori di pagare il triplo di quello che pagano gli altri che svolgono la stessa attività? Alla fine cosa resterà di tutto questo? Solo un grande spreco di risorse e di mancati introiti dello Stato e della Stanley. La domanda è d’obbligo: chi pagherà il conto?
NT/Agipro

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