ISS, Gioco d’azzardo al tempo del Covid: “Il giocatore problematico preferisce puntare lontano da casa, dal luogo di lavoro e dove non viene chiesto documento di identità”. Il fallimento del distanziometro

La pratica del gioco dal 16,3% del periodo prepandemico è scesa durante il periodo di lockdown al 9,7% per poi risalire al 18% nel periodo di restrizioni parziali. E’ quanto emerge dal Rapporto sul gioco dell’Istituto Superiore di Sanità presentato da Adele Minutillo, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS, all’Università di Salerno.

Il gioco terrestre è diminuito dal 9,9% del periodo precedente la pandemia al 2,4% del periodo di lockdown, per poi risalire al 8% nel periodo di restrizioni parziali. Il gioco online invece è passato dal 10% del periodo precedente la pandemia all’8% nel lockdown, per salire al 13% nel periodo di restrizioni parziali.

Per il Rapporto sul Gioco d’azzardo al tempo del COVID-19 è stato preso in considerazione un campione della popolazione italiana di età compresa tra 18 e 74 anni. Il periodo di rilevazione è andato dal 27 aprile al 3 maggio 2020. Obiettivo è stato quello di confrontare le abitudini precedenti la pandemia e con una successiva fase di restrizioni parziali (27 novembre – 20 dicembre 2020).

Dallo studio emerge come in Italia il 36,4% della popolazione maggiorenne – pari a 18,4 milioni di persone – abbia giocato almeno una volta negli ultimi 12 mesi, mentre il 63,6% della popolazione (32,2 milioni) non ha mai giocato d’azzardo nell’ultimo anno. Tra i giocatori, 10,5 milioni sono uomini, 7,9 milioni donne. La classe di età più rappresentata è quella che va dai 40 ai 49 anni (41,1%) e dai 50 ai 64 anni (41%). I più giovani (età compresa tra 18 e 24 anni) rappresentano il 27,3%, meno della fascia 65-79 (30,6%).

Il 94,5% dei giocatori italiani scommette in un punto di gioco fisico, l’1,7% esclusivamente online, mentre il 3,8% su entrambi i canali (fisico e online). Tra i giochi preferiti dagli italiani Gratta e Vinci, Giochi numerici a totalizzatore, Lotto, Slot, scommesse sportive, con una distinzione in base al genere: gli uomini puntano prevalentemente su scommesse sportive, Gratta e Vinci, giochi a base sportiva, scommesse virtuali e Slot, mentre le donne su Gratta e Vinci, Lotto, Superenalotto, Scommesse e Slot. Nella maggior parte dei casi, il gioco avviene in maniera occasionale (il 46,9% per gli uomini e l’81,9% per le donne). I luoghi dove si gioca prevalentemente sono il tabaccaio, il bar, la ricevitoria, la sala scommesse e la sala bingo.


Tra i giocatori, evidenzia lo studio, il 3,5% è a rischio mentre il 3% è problematico. I giocatori problematici sono prevalentemente nelle isole (5,8% del totale dei giocatori), ma anche al Sud (4,6%) e nel Nordovest (3%), meno al Centro (1,7%) e nel Nordest (0,8%). Prevalentemente sono compresi nella fascia 40-64 anni.

Tra i motivi di iniziazione al gioco, nel caso dei giocatori a rischio moderato e problematici è prevalente l’aspetto “ero convinto si potesse vincere facilmente” e “avevo bisogno di soldi”, mentre nel caso dei giocatori sociali o a basso rischio, il motivo prevalente è la curiosità.

Lo studio rivela anche come la scelta del luogo in cui giocare vari tra giocatore sociale e giocatore problematico. Quest’ultimo infatti preferisce puntare lontano da casa, lontano dal luogo di lavoro, preferibilmente in un posto che dia garanzia di riservatezza e con disponibilità dell’area fumatori. Nella scelta del giocatore problematico, anche il fatto di giocare in un luogo in cui non viene chiesto il documento di identità.

Il giocatore sociale gioca poche volte l’anno nel 28% dei casi, 1-2 volte al mese per il 26,2%, almeno una volta a settimana nel 31,4% dei casi, da 2-4 volte a settimana nel 13% e solamente nell’1,4% dei casi 5 o più volte alla settimana. Viceversa, all’opposto, il giocatore problematico gioca 5 o più volte alla settimana nel 25,7% dei casi, da 2 a 4 volte a settimana nel 21,7%, almeno una volta a settimana nel 22% e il 15,3% rispettivamente per le fasce ‘poche volte all’anno’ e ‘1-2 volte al mese’.

Il giocatore sociale passa nel 92,3% dei casi meno di mezz’ora in un luogo fisico a puntare, percentuale dimezzata nel caso del giocatore problematico (45,5%) che invece passa nel 40,3% dei casi tra mezzora e due ore a giocare e nel 14,2% dei casi più di 2 ore a giocare.

Online invece il giocatore sociale nel 69,9% dei casi passa meno di 30 minuti, mentre il giocatore patologico nel 68,9% dei casi tra mezz’ora e due ore, nel 18,3% più di due ore.

Il report analizza anche il comportamento degli studenti: il 70,8% è non giocatore mentre il 29,2% – corrispondente a 670 mila persone – gioca, soprattutto nelle aree geografiche del Sud (36,3%), Isole (29,9%) e Centro Italia (27,3%). Per fasce di età, il 35% ha 17 anni, il 30,5% 16 anni, il 27,6% 15 anni e il 24,4% 14 anni. La percentuale di studenti giocatori problematici è del 3%. cr/AGIMEG