Crisi di governo e giochi: gli scenari possibili per l’industria e per il paese

In principio, era il caos. E alla fine (quella della Legislatura, almeno ipotetica), ancora peggio. E’ questa la situazione in cui si trova in queste ore il paese dopo un anno e mezzo di governo “gialloverde”, costituito attraverso un contratto messo nero su bianco dalle due forze politiche, anche se poi stravolto o tradito in base alle occorrenze o alle vicissitudini politiche del momento. Fino all’esplosione della crisi generale, rispetto alla quale è chiamato ad esprimersi nelle prossime ore il premier Giuseppe Conte, di fronte al Parlamento, e dopo di lui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale spetterà inevitabilmente la parola decisiva.

Diciamo la verità: fin dall’insediamento dell’attuale Esecutivo, ormai un anno e mezzo fa, l’industria del gioco pubblico ha sempre auspicato, più o meno apertamente, che l’attuale esperienza di governo potesse concludersi nel più breve tempo possibile, tenendo conto dell’atteggiamento dichiaratamente ostile almeno di una parte della maggioranza: quella però più significata e che aveva preso in mano il settore con il chiaro obiettivo di bloccarne lo sviluppo, se non addirittura l’attività generale. Ed è probabilmente quello che continuano ad auspicare gran parte degli addetti ai lavori, tenendo conto delle leggi via via attuate dall’Esecutivo nei confronti del comparto che hanno avuto l’unico effetto di gettare un’intera industria nella più totale certezza e instabilità. Adesso però, con l’esplosione della crisi di governo vera e proprio, a trovarsi nel caos più totale e in una situazione di analoga incertezza e altrettanta instabilità è l’intero paese, con l’attesa generale verso la prossima manovra di Bilancio da attuare entro fine anno e lo spauracchio generale di un aumento dell’Iva che stavolta rischierebbe di portare sul lastrico intere famiglie e un’intera fetta della popolazione. Al punto che, nella stessa industria (come del resto nell’intera Penisola, al di là del mestiere e delle competenze), diventa difficile in queste anche avere idee chiare e precisi auspici, tenendo conto dei rischi che si possono correre nel prossimo e immediato futuro. Senza contare che per il gioco una nuova richiesta di fondi straordinari come quella già ipotizzata nella prossima manovra, potrebbe proporre scenari ancora più nefasti e stavolta difficilmente sostenibili. L’unica cosa che ci si può augurare, pertanto, in questo momento, è di poter recuperare quanto prima una situazione di stabilità politica, qualunque sia la maggioranza. Allo scopo di mettere in sicurezza i conti pubblici e provare a guardare avanti, armati di nuove speranza. Magari anche compiendo le riforme urgenti e necessarie per poter almeno proseguire le attività ordinarie.

1

I POSSIBILI SCENARI – E’ tuttavia evidente come la conformazione della prossima e futura maggioranza di governo potrà avere risvolti fondamentali nelle (potenziali) politiche che potranno essere condotte nei confronti del gioco pubblico. Da qui la necessità di guardare con attenzione ai possibili scenari che si potrebbero aprire dopo il discorso del premier in Parlamento e che potranno portare alla costituzione di un nuovo Esecutivo. Allo stato dell’arte le strade possibili sembrano essere tre. La prima è quella del ritorno alle urne, invocato da più parti. Anche se questa strada, oltre ad apparire sconveniente per le tempistiche che rischierebbero di compromettere la stesura della prossima manovra e, quindi, gli equilibri economici e politici anche all’interno dell’Unione, sembra preoccupare anche per il Movimento 5 Stelle, che rischierebbe di sparire o comunque di registrare il minimo storico in termini di consenso elettorale, come mostrano ampiamente gli ultimi sondaggi. Anche il Partito Democratico sembra ormai compatto sull’idea di non tornare subito alle urne, almeno non prima di aver messo i conti in ordine. Eppure, tornare a votare potrebbe essere la soluzione teoricamente migliore per l’industria del gioco pubblico, perché potrebbe portare a un reset generale e, quindi, a una nuova ripartenza, su tutti fronti. Anche guardando ai sondaggi, visto che un’eventuale salita di un Esecutivo di centro destra potrebbe dare maggiori garanzie all’industria in generale, quindi anche a quella del gioco. Ferma restando la delicatezza del momento e gli spetti di una manovra d’emergenza che potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio per la filiera.
Il secondo scenario possibile è quello invece di un asse (insolito) tra Pd e 5 Stelle. Nel Pd il più tempestivo ad aprire al Movimento è stato l’ex premier Matteo Renzi (!). La proposta dell’ex premier è stato fin da principio quella di “un governo istituzionale” salvo poi essere stata reinterpretata dal Partito Democratico in una nuova ipotesi di governo politico Pd-M5S che potesse durare anche tutta la legislatura. Zingaretti è rimasto prudente, ma un’ulteriore spinta a questa soluzione è arrivata sia da un padre fondatore come Romano Prodi e da aunterevole esponente di spicco, purché esterno, come l’altro ex premier Enrico Letta. Rispetto al Pd, i 5 Stelle sono rimasti più silenziosi, ma quando Beppe Grillo ha reso pubblico il suo no alle urne, il Movimento ha iniziato a trattare sul nuovo scenario. Ed è questo, probabilmente, quello che più spaventa gli addetti ai lavori del gioco pubblico. Tenendo conto che i veri problemi per il comparto sono iniziati proprio con il governo guidato da Matteo Renzi, per poi toccare il fondo per mano del 5 Stelle. Ecco quindi che l’unione dei due fronti per la costituzione di una nuova maggioranza rappresenterebbe la soluzione più invisa al settore, almeno sulla carta. Anche se il Pd rappresenta comunque il partito ancora oggi con la maggiore vocazione governativa, pur non essendo più supportati dai numeri in termini di consenso, ma confermata da quelli relativi all’esperienza. Nel caso in cui ad avere un ruolo predominante sulla nuova compagine dovessero essere i Dem, potrebbe essere arginata la deriva parzialmente proibizionista compiuta dal Movimento. E magari andando a realizzare quella Riforma del settore annunciata da tutte e due le forze politiche ma finora tradita da entrambe.
Il terzo scenario possibile potrebbe essere quello di una clamorosa retromarcia da parte di Matteo Salvini e del Movimento, al grido di: “non fate tornare il Pd”. Sembra essere questo, in effetti, il “piano B” del leader del carroccio e di diversi ministri e parlamentari della Lega. Trovare il modo di tornare all’alleanza gialloverde, derubricando la crisi di agosto a un “chiarimento” necessario tra alleati, certo molto brusco, da superare magari con un rimpasto. Un’ipotesi che il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio in una prima fase non aveva escluso a priori, avendo legato una grande parte del suo destino politico al contratto con il Carroccio. Da qui la possibilità concreta di ricorrere a un rimedio da Prima Repubblica come quella del rimpasto, quale soluzione ponte per risolvere l’impasse. Con l’appello di non “far tornare Renzi e Boschi” che potrebbe avere qualche effetto. Un’ipotesi che il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio in una prima fase non aveva escluso a priori, avendo legato una grande parte del suo destino politico al contratto con il Carroccio. Del resto, M5S e Lega hanno imparato a conoscersi, anche se gli ultimi scontri sono stati molto duri, ma il contratto formalmente è ancora in piedi e potrebbe giocare un ruolo significativo.

Un epilogo di questo genere potrebbe andare bene anche a una parte dei parlamentari 5 Stelle, a cui l’alleanza con la Lega darebbe più garanzie di durata rispetto a un frettoloso matrimonio con il Partito democratico. Sarebbe questo, probabilmente, lo scenario peggio per l’industria del gioco, perché vorrebbe dire il mantenimento delle politiche attuali, cioè quelle “anti-gioco”. Salvo prese di coscienza dell’ultima ora.

-gioconews

Start a Conversation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *