Imposta scommesse, Garrisi (Ceo Stanleybet): “Adm sospenda procedimenti in attesa di Corte Ue”

ROMA – Imposta unica, nuova stretta sul gioco non autorizzato voluta dal Governo, gara SuperEnalotto. Sono gli argomenti affrontati nell’intervista con Giovanni Garrisi, Ceo di Stanleybet.

Imposta unica: quale sarà l’effetto della decisione della Cassazione che sospende fino alla sentenza della Corte UE?

«La difesa dei centri Stanley ha chiesto alle commissioni provinciali tributarie (CTP) di sospendere i giudizi in attesa della sentenza della Corte di Giustizia. Le CTP di Palermo, Milano, Bari sez. 3 e 9, Parma sez. 2 e 3, Roma e Cremona hanno già sospeso, malgrado il parere negativo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli».

Il contenzioso con l’Amministrazione prosegue oppure c’è stato un rallentamento dovuto alle recenti decisioni (ad esempio, CTP Parma)?

«Prosegue. ADM pretende l’impossibile: cioè che le CTP decidano le cause malgrado un rinvio pendente alla Corte di Giustizia. Se la posizione processuale di ADM non cambia, la decisione dei giudici sul punto sarà quasi sempre a favore della difesa dei centri Stanley. Vittorie inutili, però. E costose, sia per Stanley che per i contribuenti italiani, che sono alla fin fine quelli che pagano le trasferte dei funzionari ADM che vengono alle udienze. Chiederemo ad ADM di convergere su una comune richiesta di sospensione dei procedimenti».

È emersa dal Board di ieri l’indiscrezione circa un possibile accordo sull’imposta con le Autorità italiane. Può fornirci altri dettagli? Già qualche mese fa ci aveva riferito di un carteggio con MEF e ADM.
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«In occasione della scadenza del sistema concessorio a fine giugno 2016, la Stanley aveva offerto all’Amministrazione, con lettera ufficiale del 30 giugno 2016, di iniziare a pagare l’imposta unica in Italia, al pari di ogni altro operatore. Nella missiva si chiedevano istruzioni per il collegamento al totalizzatore nazionale, per l’assolvimento di oneri corrispondenti a quelli concessori e per la prestazione delle garanzie previste a tutela degli oneri concessori e del corretto adempimento del pagamento delle imposte dovute. Lo scambio di lettere con l’Amministrazione è proseguito per 2 anni e mezzo, fino allo scorso 18 gennaio 2019, quando la Stanley ha risposto ad una lettera ADM ricevuta a fine 2018».

Ma l’imposta unica per i centri non era stata prevista comunque nella legge di stabilità 2011? Perché chiedete istruzioni che sono già contenute all’interno di una legge dello Stato?  

«La legge dichiarava nelle premesse il suo scopo: scoraggiare le attività di gioco illecito. Si riferiva agli operatori non discriminati nell’accesso al sistema concessorio. La Stanley e i suoi CTD sono stati assolti in migliaia di procedimenti penali che hanno riconosciuto le discriminazioni subite. Ora, se sono stati assolti proprio perché la loro attività è considerata lecita, come potrebbero essere destinatari di una legge che vuole scoraggiare le attività illecite?»

Ma invece l’Amministrazione ha pensato diversamente e ha richiesto il pagamento dell’imposta anche ai CTD Stanley. 

«Esattamente. Ed ha sbagliato. La legge di stabilità 2011, come ben si evince dall’ordinanza della CTP di Parma che ha trasmesso gli atti alla Corte di Giustizia, non ha affatto introdotto una tassa, ma una sanzione per il fatto di essere un centro. Una sanzione mascherata da tassa, che è stata applicata erroneamente anche ai centri Stanley malgrado la loro attività sia stata costantemente giudicata lecita dalla Corte Suprema di Cassazione e dai giudici di merito italiani. Mi auguro che la Corte di Giustizia confermi la posizione della CTP di Parma».

Ma lei, saltando tutte queste questioni tecniche e processuali, risponda ad una domanda molto semplice e precisa. Non pensa che la Stanley dovrebbe pagare l’imposta unica in Italia?

«Assolutamente sì, se la richiesta di pagamento sottintende la piena partecipazione di Stanley al sistema legale. Ed è proprio per questo che abbiamo scritto ad ADM fin dal 30 giugno 2016. Una data simbolo: finiva il sistema concessorio che ci aveva escluso in violazione del diritto dell’Unione Europea. Iniziava una nuova era in cui anche noi di Stanley, considerandoci come facenti parte del sistema legale, sentivamo il dovere di partecipare. E quindi: essere collegati al totalizzatore, assolvere agli oneri corrispondenti a quelli concessori, prestare le garanzie degli oneri concessori e del corretto adempimento del pagamento delle imposte dovute, in questo caso, anche dalla Stanley nella stessa misura di tutti gli altri concessionari. Il Board di Stanley, nella sua riunione di ieri, 23 gennaio 2019, ha deciso di rendere pubblica la nostra lettera ad ADM del 30 giugno 2016. Ne traspare la nostra piena buona fede. Ha anche deciso, però, di mantenere riservato il resto del carteggio per non compromettere il colloquio, sia pur formale, in corso».

Mi scusi: la vostra richiesta di pagare l’imposta unica come tutti gli altri non è una confessione che l’imposta era dovuta?

«No. La nostra richiesta del 30 giugno 2016 non era una richiesta di pagamento dell’imposta unica. Era una richiesta di inserimento a pieno titolo nel sistema concessorio che era appena scaduto e dal quale eravamo stati esclusi in violazione del diritto dell’Unione, come confermato dalle sentenze della Corte di Giustizia poi fatte proprie dalle Corti Italiane. Ora, se la risposta di ADM fosse stata positiva, avremmo di conseguenza pagato, al pari degli altri operatori, non solo l’imposta unica ma anche tutti gli altri oneri di competenza. Senza questa risposta positiva le tasse abbiamo continuato a pagarle in altra giurisdizione».

NT/Agipro

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