Eurispes, Rapporto Italia 2019: “Leggi regionali sul gioco confuse, sul territorio difformità insostenibili”

ROMA – «Erano legittime le aspettative che ipotizzavano un 2018 assai importante per la riforma del settore» del gioco, dopo l’intesa raggiunta tra Governo ed enti locali in Conferenza Unificata, ma attualmente, «la confusione regna massima» e, da Regione a Regione, si stanno evidenziando «difformità insostenibili». E’ l’analisi dell’Eurispes nel Rapporto Italia 2019. «Con l’intesa, il Governo decideva per una forte riduzione degli apparecchi da gioco e per un dimezzamento entro 3 anni dei luoghi di vendita del gioco legale», per «interrompere la crescita incontrollata del gioco» e «per operare più efficacemente nell’intercettazione dei soggetti che mostrano le patologie gioco d’azzardo», ma «queste aspettative sono state sostanzialmente disattese».



«Lo Stato ha effettivamente ridotto di circa il 35% il numero degli apparecchi da gioco, aspettandosi che le normative regionali venissero modificate, in relazione all’elemento centrale che è presente in tutti i testi di legge, il cosiddetto “distanziometro”» che «avrebbe fatto chiudere tra l’80 e il 90% dei punti di vendita legali (in buona parte a vantaggio del gioco illegale)». Le Regioni «hanno però mostrato comportamenti diversi»: alcune – come il Piemonte – «hanno deciso di andare pienamente avanti e ciò ha comportato una sostanziale è scomparsa dell’offerta di gioco legale», altre invece – come Puglia, Abruzzo ed Emilia-Romagna – hanno deciso «di prendere tempo, invitando lo Stato a concordare ed emanare un testo unico, una sorta di seconda intesa». A oggi, «il risultato è che la confusione regna massima e che si stanno evidenziando nei territori delle difformità insostenibili, all’interno di un Paese che, in un ambito così rilevante, non può non avere una politica nazionale», conclude l’Eurispes.
MSC/Agipro

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